Lorlando, elegante scommessa sulla sicilianità



Un appassionato imprenditore vinicolo in provincia di Trapani, proprietario dell’azienda Assuli, si è impegnato nello studio e nel recupero di varietà autoctone dimenticate: i vitigni reliquia. Un mondo di sapori da scoprire. Con il Lorlando, vino che racchiude la filosofia aziendale, il Nero d’Avola si presenta in una veste equilibrata e morbida.

La produzione vinicola siciliana si arricchisce di un nuovo interessante capitolo grazie all’azienda Assuli che si è impegnata nello studio e nel recupero di vini derivanti da varietà autoctone dimenticate, dalle caratteristiche uniche: i vitigni reliquia, il fiore all’occhiello della biodiversità viticola siciliana. Ed è proprio grazie a questi vitigni che al mondo enologico siciliano si prospettano percorsi di nuovi e stimolanti sapori.

Assuli, che in dialetto significa “Al Sole”, di proprietà della famiglia Caruso, situata nella parte più occidentale della Sicilia, produce vini secondo i dettami dell’agricoltura biologica, dalla pianta fino all’imbottigliamento unendo innovazione e tradizione.

La coltivazione biologica dimostra la scelta di perseguire un modello di sviluppo sostenibile, basato sui principi di salvaguardia e valorizzazione delle risorse, nel pieno rispetto dell’ambiente.che unisce innovazione e tradizione, producendo vini biologici fedeli al territorio.

I vigneti Assuli, posti tra Mazara del Vallo e Trapani ad un’altitudine tra i 100 e i 600 metri sopra il mare, da cui si può godere di una panorama unico della campagna, fino alle isole Egadi, si estendono su una proprietà di circa 130 ettari, con una particolare attenzione per i vitigni autoctoni, come il Nero d’Avola, l’Insolia, il Perricone e altri ancora. A questi si affiancano anche vini prodotti da uve internazionali, come il Syrah, Chardonnay, Merlot e Cabernet.

Si chiamano Carinda “Insolia”, Furioso “Perricone”, Fiordiligi “Grillo”, Ruggiero “Syrah” i vini prodotti dall’azienda, la cui originalità si esprime anche nella scelta dei nomi, ciascuno proveniente da un personaggio dell’Orlando Furioso e traendo ispirazione dai temi in esso trattati: l’amore tra Donna Angelica e Orlando, soggiogati dalla passione e dalla forza, la guerra con Ruggiero che combatte valorosamente e, infine, l’individualismo di Dardinello che agisce per istinto.

Fra tutti, spicca Lorlando “Nero d’Avola”, un vino estremamente elegante ed equilibrato dal colore rosso rubino compatto con riflessi porpora in cui si avvertono tannini morbidi e naturalmente equilibrati, dai profumi intensi di frutti rossi maturi, con una sapidità e persistenza ben definita, mai banale  di buon equilibrio in bocca che offre una esperienza sensoriale che ti catapulta con sincera naturalezza nel significato dei terreni in cui viene coltivato. Si abbina con formaggi di media stagionatura e carni bianche come l’arrosto. L’affinamento avviene in vasche di acciaio inox per circa 4 mesi e successivamente lasciato riposare in bottiglia per altri 4 mesi. La vendemmia varia in base all’annata e alla maturazione dell’uva, generalmente inizia a metà settembre.

“Il Nero d’Avola  protagonista dei nostri rossi – afferma Roberto Caruso – racchiude la nostra passione per questa terra e pensiamo di essere riusciti a farne conoscere un aspetto di grande equilibrio che supera il pregiudizio che spesso subisce in termini di vino solo potente e tannico,  frutto di una enologia che non appartiene a Assuli”.

La profonda conoscenza della terra siciliana, unita alla professionalità della cantina, permette la produzione di vini che ne esaltano l’originalità e l’identità territoriale, grazie alla potenza del sole e la vicinanza del mare. Dai bianchi delicati, freschi o sapidi che ricordano il mare, ai rossi dal carattere forte e deciso, influenzati dal caldo e dal vento. La maturazione più lenta, con temperature più basse, permette la massima esaltazione di aromi, freschezza ed invecchiamento.

La famiglia Caruso ha da sempre mantenuto un forte legame con la campagna, riuscendo a produrre vini siciliani in grado di salvaguardare il patrimonio aromatico caratteristico dell’isola. I vitigni autoctoni, sviluppano con il territorio un rapporto intimo, riuscendo a nutrirsi delle sue particolarità. Qui la tradizione si sposa con moderne tecniche di vinificazione che esaltano la potenza espressiva, ottenendo una qualità superiore, rimanendo però fedeli ai metodi di eccellenza nella vinificazione.

A sottolineare ancor di più il legame con il territorio è il progetto di ricerca enologica, finalizzato a riscoprire vitigni antichi, con varietà autoctone quasi estinte, i cosiddetti vitigni reliquia. Il progetto promosso da Assuli, in collaborazione con l’Istituto Vite Vino di Marsala, conta ben 14 varietà di questi pregiati vitigni, messi a dimora in vigneto sperimentale di 0,3 ettari a Carcietella nel comune di Mazara del Vallo, anch’esso sottoposto al disciplinare biologico. Il cui obiettivo è quello di raccontare una storia antica, lunga millenni: quella del vino siciliano.

Tra i bianchi troviamo: Alzano, Cutrera, Dunnuni, Nave, Oriddu, Recuno e Reliquia bianco. Invece, tra i rossi: Anonima, Insolia nera, Vitrarolo, Bracau, Catanese nero, Lucignola, Rucignola. Ed è proprio grazie a questi vitigni che il vasto mondo enologico siciliano si arricchisce ulteriormente, offrendo un prodotto dall’assoluta genuinità e dal carattere inconfondibile. Tuttavia questi vitigni non sono ancora stati ancora vinificati ma sono oggetto di esperimenti per valutarne i singoli parametri.

Se da una parte questi vitigni sono ritenuti “speciali”, o meglio, delle vere e proprie reliquie, perché nessuno li ha più coltivati? Perché queste varietà non sono molto produttive e fino alla metà degli anni ’90 si prediligeva la quantità alla qualità. Oggi però le cose sono diverse, c’è un ritorno al prodotto di nicchia e alla ricerca di un sapore legato all’identità del territorio. Ma non solo, queste piante contengono geni che potrebbero conferire ad altre varietà la resistenza a malattie e parassiti. Ad esempio, la coltivazione del Vitrarolo era limitata a pochi ceppi, presenti nell’area dei Nebrodi, caratterizzati da un clima rigido, il cui nome proviene proprio dai tralci che in inverno assumono un aspetto vitreo e si spezzano facilmente.

Le vigne sono divise in quattro appezzamenti per un totale di 110 ettari, di cui 100 vitati. A Carcitella sorge la cantina, circondata da 40 ettari tra i 100 e i 250 metri sopra il livello del mare, con un clima mediterraneo mite e ventilato, due laghi artificiali dentro il fondo assicura l’approvvigionamento idrico per le culture. I vitigni coltivati sono: Nero d’Avola, Perricone/Pignatello, Insolia, Grillo, Moscato d’Alessandria (Zibibbo). A Besi (Castelvetrano) ci sono altri 17 ettari, il terreno è di medio impasto con ossatura profonda. Altri 56 ettari si trovano a Fontanabianca (Salemi), con molte superficie pianeggianti e alcune lievemente scoscese. In questo apprezzamento si coltivano: Syrah, Grillo, Cataratto. Infine, l’ultimo apprezzamento di 18 ettari si trova a Bosco Scorce, a ben 600 metri sopra il mare. Le colture sono Nero d’Avola, Perricone e Grillo.

Prima di dedicarsi interamente al vino, l’azienda Assuli affonda le sue radici nel campo dell’edilizia, nell’estrazione del marmo e solo negli anni 2000 inizia ad espandere le proprie campagne. Ed è proprio in onore della storia di famiglia che la cantina è realizzata in marmo Perlato di Sicilia: tutti i rivestimenti sono in pietra tufacea all’esterno, in marmo quelli interni, arricchiti con piante ornamentali di ulivo, aiuole e un gradevole pozzo decorativo in marmo munito di vasca per la raccolta delle acque meteoriche.

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Data: 11 aprile 2020

Autore: Valentina Nubola

Fonte: First&Food Magazine di FIRSTonline

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